"Troppi progetti, si rischia il flop", pagina 2 milanese (integrale):
Un «assalto alla diligenza» che può solo fare male. Andrea Poggio, vicedirettore nazionale di Legambiente, guarda preoccupato alla battaglia sull' esposizione del 2015. E scuote la testa: «Ci sono troppi appetiti sull' Expo. E se si aggiungono troppi progetti e si vuole decidere di tutto, si rischia solo di fare le cose male e in ritardo». La sede espositiva a Rho-Pero, ma anche la Brebemi e la Pedemontana. «Appunto. L' Expo rischia di essere come uno di quegli infiniti treni che attraversano Stati Uniti e Australia. Ma più diventa lungo il convoglio, più la locomotiva fatica a tirare il carro delle opere pubbliche che tutti vogliono aggiungere. Finisce come la Legge obiettivo: era nata per fare le venti opere fondamentali per lo sviluppo dell' Italia, sono diventate già 200 a dividersi le poche risorse che ci sono». Il rischio. E l' antidoto che propone? «Sta scritto nel dossier di candidatura. Lì sono indicate tutte le opere necessarie per l' Expo per una spesa di quattro miliardi di euro. E sono descritti anche i lavori utili a connettere la viabilità alla Fiera, svincoli e raccordi ma anche il potenziamento delle linee ferroviarie e della stazione di Rho, le metropolitane, le piste ciclabili, i parcheggi lontano dall' area espositiva. Si dimentica spesso che all' Expo non si potrà arrivare in macchina: gli unici parcheggi previsti saranno agli svincoli autostradali e poi si dovrà prendere una navetta elettrica. Questo dice il dossier ufficiale presentato al Bie. Le autostrade di cui si vuole riempire la Lombardia, invece, se servono davvero sono per la Lombardia e non per l' Esposizione». Il dubbio è che lo dica solo perché gli ambientalisti le autostrade non le amano mai. «No. Ricordo soltanto che ci sono cose che sono indispensabili per l' Expo, altre che sono state decise in altre sedi e per altri motivi. Mischiare tutto crea solo confusione». E non aiuta a decidere e a fare. «Esatto. Creando anche ovvi problemi di risorse. è già dimostrato adesso che i quattro miliardi delle opere indispensabili si fa fatica a trovarli, e contemporaneamente si parla di 10 miliardi per le nuove infrastrutture lombarde». - g. pi.
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